‘Pupi siamo, caro signor Fifì! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti.’ (Luigi Pirandello, “Il berretto a sonagli”)

English version

I Pupi siciliani sono una di quelle tradizioni che viene subito in mente quando si pensa alla Sicilia, quasi come se fossero lì da sempre.
In realtà sono una di quelle cose - come il carretto siciliano ad esempio - relativamente recenti, ma che allo stesso tempo sono diventate talmente siciliane in così poco tempo, da essere ormai parte integrante dell’identità culturale dell’isola.
Cartellone dell'Opera dei Pupi catanese
dipinto da Francesco Vasta (Catania), 1920


L’Opra dei Pupi così come la conosciamo oggi si diffonde davvero solo nel corso del XIX secolo. I primi pupari siciliani arricchiscono i pupi con decorazioni, armature cesellate e dettagli preziosi, rendendoli le figure perfette per portare in scena gli epici racconti del ciclo carolingio, con Carlo Magno e i Paladini di Francia. I valori che vediamo rappresentati sono quelli cavallereschi della lealtà, del coraggio in battaglia e della sete di giustizia, passioni e ardori in cui si rifletteva una buona fetta della società siciliana dell’epoca.

Orlando è senza dubbio il protagonista indiscusso, il Paladino per eccellenza, valoroso e leale. Insieme a lui troviamo Angelica, la donna orientale per cui perde la testa, l’imperatore Carlo Magno, Rinaldo, il cugino e rivale in amore di Orlando, Gano di Magonza, il traditore malvagio per antonomasia, e molti altri.

Orlando e Angelica, Teatro dei Pupi, Siracusa


A dar vita a questo grandioso spettacolo è il puparo, senza il quale l'Opera dei Pupi non potrebbe nemmeno esistere. Il pupo non sarebbe infatti che un pupazzo di legno riccamente decorato se non fosse per il puparo, colui che gli dona il movimento, la voce e le emozioni. I pupari del passato erano spesso analfabeti, ma conoscevano a memoria le storie che portavano in scena: modulando il tono, il ritmo e l’esposizione della voce, davano vita a uno stuolo di personaggi diversi, uomini e donne, buoni e cattivi (l’arte del cuntastorie insomma).
Oggi come in passato, è questo ciò che davvero coinvolge il pubblico, che dà pathos alla narrazione, che fa vivere i pupi sulla scena.

Dal 2008, l’Opera dei Pupi è iscritta tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità. Oggi vengono tradizionalmente riconosciute due scuole principali in Sicilia, quella di Palermo e quella di Catania. Le differenze più evidenti tra le due risiedono nelle caratteristiche dei pupi: più piccoli e snodabili i primi, più pesanti, grandi e rigidi i secondi. Entrambe le scuole si fanno portavoce di una tradizione che viene tramandata di padre in figlio, dando vita a delle vere e proprie famiglie di pupari che praticano quest’arte da generazioni. Tra quelle ancora oggi in attività, giusto per citare un paio di nomi, ci sono i Figli D’Arte Cuticchio a Palermo e i Fratelli Napoli a Catania, ma davvero sono moltissime le famiglie di pupari e le "scuole" sparse su tutta la Sicilia.

Teatro dell'Opera dei Pupi


L’Opera dei Pupi è stata nel recente passato vicina a sparire del tutto. Come spesso accade alle vecchie tradizioni, è in pericolo costante di essere dimenticata o, peggio ancora, stravolta nella sua autenticità. Eppure i pupari si sforzano di mantenerne vivo il valore e - complice un rinnovato interesse di pubblico - sono riusciti a donarle nuova vita, senza per questo snaturarla.
In fondo, forse, la capacità di sopravvivenza dell'Opera dei Pupi risiede proprio nell’essere in grado di rappresentare lo spirito autentico della Sicilia e di portare sulla scena il meglio di noi siciliani.
E allora è un'eredità che faremmo meglio a tenerci stretta.

ENG

Pupi and pupari: the true Sicilian spirit goes on stage with the Opera dei Pupi

The Pupi Siciliani (Sicilian Puppets) are one of those traditions that immediately come to mind when you think about Sicily, as if they've always belonged here.
In truth, they're one of those things - like the traditional Sicilian cart for instance - that are relatively recent. And yet they have become so much Sicilian in such a short time that they're now fully part of our cultural identity.

 

Poster of the Opera dei Pupi from Catania,
painted by Francesco Vasta (Catania), 1920


L'Opra dei Pupi became what we know today only in the XIX century. The first pupari siciliani (Sicilian puppeteers) made a number of changes to the original puppets, adding chiseled armours and decorative details. This way, the pupi became the perfect "actors" of the ancient tales of the Carolingian Cycle and brought their adventures back to life and on stage. The values that we see portrayed by Charlemagne and his Paladins are loyalty, bravery in battle and thirst for justice, passions and feelings that were felt by a large part of the Sicilian society back then.

Roland is without a doubt the hero of the Opera dei Pupi, the ultimate Paladin, brave and loyal. With him, Angelica, the Oriental woman for whom he loses his mind, the Emperor Charlemagne, Renaud, Roland's cousin and romantic rival, Ganelon the evil traitor, and many more.

Roland and Angelica, Pupi Theater, Siracusa


What brought - and still brings - this extraordinary show to life is the puparo. Without him, the whole Opera dei Pupi couldn't even exist: the pupo alone would be nothing more than a richly decorated wooden puppet. It's the puparo that gives it movement, voice and emotion, in other words, a soul. In the past, the pupari were often illiterate, but they knew all the stories by heart and were skilled at bringing them on stage: they could modulate tone, rhythm and voice exposition and were able to perform a number of different characters, men and women, good or bad (the art of the so-called cuntastorie - storyteller).
Today as much as in the past, this is what really moves the public, what gives pathos to the story, what really makes the pupi alive.

The Opera dei Pupi has been included in the UNESCO Intangible Cultural Heritage Lists since 2008. We traditionally recognise two main pupari "schools" in Sicily: the Palermo school and the Catania school. The main differences between the two lies in the size and weight of the pupo: it's smaller and more flexible in the former, bigger, heavier and stiffer in the latter. Each school is representative of a art that's passed on from father to son. There are whole families devoted to this practice: just to mention a couple of names - still active today - the Cuticchio Family in Palermo and the Napoli Brothers in Catania. But really, there are a number of families and different "schools" spread all over the island.

Opera dei Pupi Theater

In the recent past, the Opera dei Pupi has been close to disappearing completely. As it's often the case with old traditions, it is in constant danger of being forgotten or - even worse - changed forever. And yet, the pupari keep fighting to prevent this from happening and - also thanks to a renewed public interest - have managed to give it new life while preserving its authenticity.

It might be that the Opera dei Pupi has managed to survive until now because it has the power to represent Sicily's authentic spirit and the best of Sicilians themselves on stage. In that case, it's definitely a heritage we should keep close.

Foto copertina: palazzo.quirinale.it

Panaro

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